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Campi di applicazione
e metodi


Iscrizioni
e aspetti organizzativi

Statuto

Campi d'applicazione e metodi del counselling

Counselling e anziani

1.             Counselling ospedaliero

1.1               Obiettivi e destinatari

L’Ospedale della Beata Vergine è un ospedale regionale di cure acute. Il reparto di Geriatria è composto di un’équipe multidisciplinare il cui capo servizio è il geriatra, dott. P.L. Quadri. Durante la degenza ospedaliera viene assicurata una presa a carico che tiene conto delle caratteristiche peculiari di una popolazione geriatrica. Una valutazione multidimensionale, fisica, cognitiva e affettiva offre al paziente uno sguardo di cura olistico, che permette di valorizzare al meglio le sue risorse, di rispettare i suoi valori e obiettivi esistenziali.

Presso l’O.B.V. é in atto, da 11 anni, un’esperienza di counselling istituzionale con l’équipe del reparto di geriatria (12 posti letto), con il paziente degente, e in caso di necessità con le famiglie. Per quanto concerne i pazienti, si tratta di un’offerta d’aiuto mirata a affrontare l’eventuale momento di crisi specifico legato all’ospedalizzazione. Con l’équipe multidisciplinare (infermieri, assistente sociale, medici e servizi territoriali) vengono affrontate le situazioni nelle quali difficoltà individuali o situazionali necessitino di un confronto delle diverse figure professionali.

1.2                Fondamenti e procedura 

Nell’ambito del processo d’invecchiamento le persone devono fare fronte a numerose trasformazioni d’ordine fisico, sociale e affettivo. Lungo tutto l’arco della vita ognuno di noi si trova confrontato con cambiamenti di uno o più di questi ambiti. L’invecchiamento impone le persone a confrontarsi con numerosi adattamenti, che avvengono in un lasso di tempo relativamente breve, paragonabili solamente al periodo dell’adolescenza. In effetti, in queste due fasi di vita il corpo, l’investimento sociale e la proiezione temporale s’intersecano imponendo continui nuovi riadattamenti sia in funzione delle spinte ambientali, che su quelli interni di ridefinizione di sé in termini di nuovi riconoscimenti (sia nell’adolescente sia nell’anziano il corpo si trasforma come aspetto estetico e come possibilità di risorsa per affrontare situazioni di stress come per esempio la malattia; le richieste sociali di spinta ad un’integrazione nel mondo adulto per gli adolescenti, o ad un nuovo modo di rimanervi dopo la fine della vita produttiva per l’anziano con le conseguenti modifiche della gestione del tempo e dei conoscenti; la comparsa del gruppo di riconoscimento per l’adolescente e la scomparsa di persone care per l’anziano). Le risorse che ogni individuo ha a disposizione per fronteggiare il susseguirsi degli adattamenti si affinano nel corso dell’esistenza, lungo un percorso di costruzione di significati individuale. L’anziano ha dunque a disposizione un’ampia gamma d’esperienze cui fare capo in caso di necessità, ma a volte il confronto con una quantità così imponente di nuove scelte, con le conseguenti ridefinizione di lettura del mondo e di sé nel mondo, possono favorire la comparsa di squilibri momentanei o rotture esperienziali. La persona che affronta il percorso dell’invecchiamento si ritrova inoltre senza quel supporto di regole, norme e indicazioni, che la cultura offre come punto di confronto a tutte le altre età. Punto di confronto cui opporsi o adeguarsi, ma comunque indirizzo di riferimento, che nella vecchiaia vengono a mancare, rendendo ancora più difficile la risoluzione degli scopi evolutivi collettivamente condivise (es. intraprendere una carriera può risultare una scelta impegnativa, ma cosa fare dopo la fine del lavoro produttivo è ancora più difficile per molte persone).

L’invecchiamento è stato frequentemente purtroppo assimilato al concetto di malattia in genere o a processi di decadimento cerebrale, a demenza. L’invecchiamento, con un normale andamento fisiologico, implica effettivamente numerose trasformazioni e cambiamenti, basti pensare alla velocità di deambulazione o ai cambiamenti sensoriali. Ciò non significa però assolutamente che ogni persona incontrerà nel suo futuro d’anziano l’esperienza devastante della demenza.

Il counselling ospedaliero costituisce una possibilità importante per l’utenza anziana, caratterizzata da un’accresciuta fragilità e la possibile presenza di polipatologie, di essere accompagnati nell’affrontare momenti di difficoltà momentanee nel mantenere l’equilibrio precedente, esplorare, scoprire e rendere chiari gli schemi di pensiero e d’azione alfine di investire in nuove scelte imposte da cambiamenti ambientali o legati alla propria salute. Un counselling volto ad aumentare la consapevolezza per vivere più congruentemente con le proprie risorse rispetto a desideri e bisogni presenti. Il counsellor evita di fornire soluzioni preconfezionate, ma cerca piuttosto di costruire con l’individuo un contesto nel quale egli possa attingere alle proprie possibilità evolutive e organizzative, vista l’impossibilità di fare ricorso a modalità più note ma non più funzionali per il suo benessere.

L’ospedalizzazione può costituire un momento difficile da affrontare in quanto separazione dal proprio ambiente conosciuto, dalle proprie abitudini e dalle risorse affettive a lui collegate soprattutto per persone affette da una forma di demenza (vascolare, Alzheimer, Lewy body e altre ancora) o da situazioni che vedono completamente trasformata la capacità di autosufficienza del loro caro che fino a quel momento era autonomo. In questi casi oltre al malato anche la famiglia può trarre beneficio da un incontro di counselling per rimettere a fuoco la nuova situazione, valutare le risorse esistenti e scegliere le soluzioni più adatte alla situazione attuale.

Anche l’équipe curante istituzionale, che prende a carico la fascia di persone che vedono il sommarsi di numerose difficoltà e necessitano un accompagnamento di cure che richiede un notevole investimento sia in termini riabilitativi sia di mantenimento di competenze funzionali e affettive, beneficia di un intervento di counselling. In questo caso il counsellor centra la sua attività sul tentativo di accrescere conoscenza sulla situazione favorendo scambi multidisciplinari a favore della situazione di cura, per offrire al paziente una modalità il più possibile individualizzata, che tenga conto della sua soggettività.

 

2.     Counselling per caregiver di pazienti affetti da demenza

Il counselling offerto ai parenti di pazienti affetti da una forma di demenza trova la sua collocazione nell’ambito dei servizi offerti da Pro Senectute.

Pro Senectute è una fondazione che si mette al servizio delle persone anziane offrendo consulenze e prestazioni nei centri d’informazione e consulenza regionali sparsi su tutto il territorio ticinese. L’obiettivo di fondo su cui si sono sviluppate le offerte dei vari servizi è di impegnarsi per rendere una vecchiaia degna di essere vissuta. Il counselling s’inserisce in un vasto ambito di servizi offerti alla popolazione fra cui: pasti a domicilio, ginnastica, vacanze, consulenze finanziarie, centri diurni terapeutici per persone affette da demenza.

2.1      Destinatari

E’ ampiamente riconosciuto che il mantenimento a domicilio di pazienti affetti da demenza sia efficace per il mantenimento delle competenze restanti dei pazienti, e per la loro qualità di vita. L’assistenza di questi pazienti è continua e richiede un impegno sempre maggiore in termini di tempo e di energie, porta a numerosi effetti negativi sul caregiver quali depressione, stress, problemi di salute e ansia. I familiari e il curante principale in particolare necessitano di un supporto per continuare nell’accudimento dei malati. Il counselling si aggiunge quindi agli altri servizi presenti sul territorio miranti a sostenere i caregiver nel loro compito, il mantenimento dei malati a domicilio.

Attualmente nel nostro Cantone Pro Senectute offre all’utenza interessata, alfine di rendere più facilmente accessibile l’utilizzo di questo servizio, la possibilità di incontri decentrati sul territorio, a Balerna, Lugano, Bellinzona e Locarno. Possono farvi riferimento parenti, amici e conoscenti interessati a condividere con altri la difficile situazione di assistenza a persone affette da decadimento cognitivo in termini concreti, comportamentali (strategie da utilizzare in caso di impasse), emotive e sociali. Gli incontri, mensili, si svolgono in gruppo. Si tratta di un gruppo “aperto”, senza cioè una durata limitata nel tempo, non legata alla maggiore o minore gravità del paziente, e con la possibilità che nuovi partecipanti si inseriscano in un percorso in continua evoluzione.

  2.2                Fondamenti e procedura

Il counselling può essere attuato in forma individuale, famigliare o di gruppo. Lo scopo è di offrire, a chi usufruisce dell’intervento, una maggiore valorizzazione delle risorse personali e una maggiore possibilità di espressione dei sentimenti reali e la possibilità di sperimentarli a fondo in un ambito protetto. L’accento viene posto fondamentalmente sulle risorse che l’individuo e la situazione offrono. Il counsellor instaurando una relazione di collaborazione simmetrica in cui la responsabilità delle scelte spetta al cliente, non dà indicazioni né giudizi di valore. Lo scopo è di aumentare le capacità di scelta della persona tra più alternative possibili, per affrontare la situazione percepita come problematica.

 I diversi modelli esistenti che prendono in considerazione la situazione di curanti di pazienti dementi hanno come intento comune di aiutare i caregiver a sviluppare maggiori conoscenze e competenze, alfine di gestire meglio i problemi legati alla situazione di assistenza, con una conseguente riduzione dei loro problemi psicofisici.

 Di fronte a situazioni estremamente complesse e diversificate tra loro la dimensione del gruppo permette di condividere le esperienze, allargando la propria prospettiva grazie agli apporti degli altri; sviluppare le capacità di integrazione sociale e ricevere un supporto per negoziare il significato e riorganizzare il significato delle esperienze personali particolarmente pregnanti. Il counselling di gruppo permette quindi di sperimentare uno spazio psicologico protetto, nel quale esplorare un’ampia gamma di possibilità e potenzialità. Nella situazione di gruppo di counselling diventa importante potersi sperimentare come attore, parte integrante di ciò che succede, con la propria storia, le proprie premesse e aspettative, e non semplicemente un ricettore passivo di consigli e informazioni da parte del cosiddetto esperto. Il counsellor diviene facilitatore di cambiamenti. Colui che costruisce con il gruppo un contesto in cui trovare e potenziare le proprie capacità evolutive. Il counselling inteso come luogo di ascolto e di parola.

Indirizzo : Pro Senectute , Via Vanoni 10 , 6900 Lugano

Tel. 091 / 912 17 17   -   email : info@ti.pro-senectute.ch


 

Il counselling socio-educativo

Premessa

Il counselling socio-educativo viene svolto dall’operatore sociale (educatore o assistente sociale formato) e si fonda su una precisa visione del ruolo professionale dell’operatore sociale.

Secondo questa lente l’operatore sociale deve riacquisire la propria valenza pedagogica e educativa nei suoi interventi.

Il concetto di educazione viene interpretato come un’agire professionale intenzionale volto alla promozione dell’emancipazione del potenziale dell’utenza verso maggiori gradi di autonomia nella gestione dei diversi aspetti della propria vita e di maggiori gradi di integrazione nel contesto sociale di appartenenza.

Per raggiungere tali obiettivi professionali l’operatore sociale opera attraverso la consulenza sociale, la progettazione di interventi educativi ed il lavoro di rete finalizzato alla co-costruzione di contesti relazionali e sociali funzionali all’autonomia ed all’integrazione sociale delle persone.

Tra i concetti pedagogici che supportano questo modello d’intervento professionale predominano quelli di responsabilizzazione delle persone rispetto alle proprie scelte di vita ed alle loro conseguenze e quello di promozione dell’autostima dell’altro attraverso lo stimolo a rivalutare la propria situazione con una lente ottimistica e progettuale.

Altra idea guida di tale approccio è quella di empowerment, inteso quale sostegno all’attivazione delle competenze dell’altro, evitando in qualità di esperti di trovare le soluzioni per i propri clienti o di “fare al posto dell’altro”.

La dimensione sociale dell’intervento dell’operatore sociale si fonda sull’intervento sulle modalità relazionali che si sviluppano all’interno dei contesti d’appartenenza con l’obiettivo della promozione dello sviluppo di modalità sempre più funzionali all’emancipazione degli attori del contesto stesso.

1. Il ruolo del counsellor socio-educativo

Per counselling socio-educativo s’intende l’offerta di consulenze individuali, familiari, di rete e di équipe, finalizzate alla valorizzazione del potenziale dei clienti nella capacità di risolvere autonomamente i propri problemi e di meglio gestire i momenti di difficoltà della vita.

Le consulenze individuali, familiari e di rete si svolgono attraverso colloqui professionali volti a promuovere in modo non direttivo una maggior consapevolezza nell’utenza in ciò che ostacola la visione di una soluzione del problema, delle risorse interne esistenti per tale risoluzione e delle risorse esterne che possono essere attivate in tal senso.

Il counsellor cognitivo-relazionale per gestire la sua prestazione deve sviluppare competenze tecniche nell’auto-osservazione, nell’attivazione di relazioni collaborative, nell’individuazione e nella metacomunicazione delle strategie relazionali disfunzionali agli obiettivi del counselling.

Altra competenza specifica di questo tipo di counsellor è la capacità di contribuire all’utilizzo di un linguaggio semplice e non specialistico che permetta la costruzione di rappresentazioni ottimistiche e non deterministiche della realtà.

Il counselling socio-educativo avviene attraverso la gestione di colloqui specialistici o incontri di formazione-supervisione di équipe socio-educative.

2. Il colloquio di counselling socio-educativo

Il colloquio di counselling socio-educativo viene attivato a seguito di una prima valutazione della richiesta telefonica, attraverso la quale il counsellor verifica l’opportunità di offrire il colloquio e, dalla prima presentazione della situazione, quali persone dovrebbero parteciparvi.

Definita l’adeguatezza delle premesse il counsellor organizza il colloquio in uno spazio professionale e attiva nei colloqui le seguenti tecniche specialistiche.

2.1 Definizione del contesto di consulenza

All’inizio della consulenza il counsellor chiarisce e definisce il tipo di prestazione che può offrire e le condizioni della consulenza e presenta le eventuali informazioni già raccolte dalla segnalazione telefonica.

2.2 L’analisi della richiesta

Nel colloquio di consulenza il counsellor attraverso le domande guida attiva i seguenti processi.

Ø   L’esplicitazione da parte di tutti i partecipanti delle proprie letture della situazione presentata come problematica. Il counsellor indaga sulla visione del passato (spiegazioni costruite sulla situazione problematica, tentativi di risoluzione attuati per risolvere il problema, situazione ed esperienze positive utilizzabili come risorse) del presente (cosa porta ad una richiesta d’aiuto oggi, quali sono le risorse ed i limiti attuali in relazione alla risoluzione del problema) del futuro (quali sono le preoccupazioni per il futuro e le aspettative di cambiamento)

Ø  La presa di coscienza della motivazione al cambiamento. Il counsellor stimola l’analisi dei vantaggi e degli svantaggi per ogni persona coinvolta nella relazione di counselling nel perpetuare la situazione creata o nello sperimentare le sue possibili evoluzioni

 Ø    La valutazione della coerenza della richiesta con il mandato e le prestazioni offerte dal servizio d’appartenenza

2.3 La costruzione di una lettura condivisa

Quando il counsellor ritiene di avere raccolto le informazioni necessarie per promuovere la co-costruzione di una lettura della situazione funzionale al superamento della situazione critica attiva i seguenti processi.

ØRiformulazione della narrativa dei presenti verso una lettura della situazione più funzionale all’evoluzione positiva della situazione problematica: il counsellor racconta la situazione ascoltata valorizzando gli elementi emersi che possono divenire risorse per il cambiamento e esplicitando quelli che contribuiscono al mantenimento di una visione pessimistica o di impossibilità di cambiamento. Questi ultimi vengono riletti in possibili scelte sul come affrontare la situazione eliminando le attribuzioni di significato deterministiche e colpevolizzanti costruendo una lettura circolare della situazione, che tenga conto di aspetti rappresentativi di tutti i punti di vista espressi.       

Ø Verifica della condivisione della nuova lettura della situazione: il counsellor attraverso domande guida verifica la condivisione dei partecipanti alla nuova lettura della situazione e apporta gli eventuali correttivi.

2.4  La co-costruzione delle possibili soluzioni

Quando il counsellor ha co-costruito una lettura condivisa della situazione, attraverso le domande guida e l’aggiunta di eventuali informazioni mancanti attiva i seguenti processi:

Ø       Co-costruzione di un obiettivo generale condiviso

Il counsellor promuove la co-costruzione di un obiettivo condiviso da raggiungere: l’obiettivo non viene proposto dal counsellor ma viene definito in base alla costruzione delle nuove richieste dei partecipanti. Se l’obiettivo che emerge dai partecipati è coerente con il mandato del servizio di appartenenza il counsellor prosegue la consulenza con la co-costruzione di un progetto condiviso. In caso contrario il counsellor aiuta i partecipanti a riflettere sull’obiettivo espresso e fornisce le informazioni su altre risorse che possono essere attivate in tal senso e chiude la consulenza.

Ø       Co-costruzione di un progetto condiviso

Qualora i nuovi obiettivi espressi dai partecipanti siano coerenti con il mandato del counsellor la consulenza prosegue con la co-costruzione di un progetto condiviso.

La metodologia di progettazione utilizzata in questo tipo di counselling e quella concertativi-euristica, che prevede la partecipazione attiva di tutte le persone coinvolte in tutte le fasi di progettazione (attraverso la co-costruzione della definizione del problema, di obiettivi condivisi, di strategie di intervento e di risoluzione, delle modalità di verifica).

Quest’approccio garantisce il ruolo non direttivo del counsellor e lo ridefinisce in una funzione di orientamento e coordinamento.

Ø       Case management

All’interno del progetto condiviso il counsellor può assumere il ruolo di case manager. Tale ruolo prevede l’attivazione ed il coordinamento delle risorse della rete necessarie all’attuazione del progetto.

Questa funzione si attua attraverso la gestione dei colloqui individuali, familiari e di rete necessari al sostegno ed alla verifica dell’andamento del progetto.

3. La supervisione-formazione di équipe socio-educative

Secondo la visione di operatore sociale precedentemente citata è fondamentale che anche gli operatori sociali specializzati si occupino della supervisione di équipe socio-educative, al fine di poter permettere una coerenza tra i modelli operativi delle strutture e il momento di riflessione sull’agire professionale.

Il counsellor cognitivista relazionale può offrire questa prestazione nel rispetto dei principi pedagogici sopra esposti e del concetto di empowerment.

L’obiettivo generale di questo tipo di supervisione è quello di permettere all’èquipe di co-costruire strategie generali di risoluzione dei problemi applicabili nel futuro autonomamente dalla figura del supervisore.

Il counsellor utilizza il pregiudizio positivo che l’équipe contiene al suo interno le potenzialità di risoluzione dei problemi. Il suo ruolo diviene quindi quello di “catalizzatore” finalizzato alla co-costruzione di un modello d’intervento condiviso dagli operatori, che permetta una coerenza educativa, una organizzazione dei ruoli e dei processi decisionali chiara e funzionale.

In questo senso più che una “supervisione” il counselling di équipe diviene un momento di formazione.

Il counsellor partendo da una problematica attuale attiva inoltre un processo di auto-osservazione, di progettualità e di efficacia operativa promovendo lo sviluppo delle seguenti competenze: saper analizzare le proprie rappresentazioni individuali e di gruppo acquisendo la capacità di trasformare le letture deterministiche negative in letture ottimistiche e progettuali; saper analizzare le strategie relazionali individuali e di gruppo promovendo lo sviluppo di quelle che potenziano l’efficacia dell’équipe e modificando quelle che ostacolano il raggiungimento degli obiettivi condivisi.